Casazza – Area archeologica Cavellas

Nell’area archeologica è possibile passeggiare all’interno di un antico abitato, che ci è stato consegnato sigillato sotto oltre quattro metri di detriti.

Un’occasione unica per scoprire la vita quotidiana in un villaggio di età romana.

Scendendo le scale raggiungibili dal parcheggio del supermercato, si possono visitare i resti di un importante abitato sorto nel I secolo d.C. sul fondo della valle Cavallina, lungo la strada che collegava Bergomum con la valle Camonica e i valichi alpini: non distante da Cavellas furono ritrovati anche i resti di una statio, ovvero un’area di sosta e di cambio dei cavalli che venivano impiegati sugli spostamenti lungo l’antico asse viario.

Il villaggio di Cavellas ebbe una lunga continuità di vita, durante la quale le case furono ampliate, innalzate di piano e modificate per accogliere la popolazione che vi risiedeva: era presente anche uno spazio aperto, ove si trovava un pozzo e si svolgevano le attività comunitarie.

Dal VI secolo d.C. questo abitato fu abbandonato a causa di incendi e alluvioni, oltre alle continue esondazioni del torrente Drione -che scorreva poco sopra l’abitato- che resero impossibile la vita a Cavellas. In epoca medievale, infatti, il villaggio si spostò più a monte, probabilmente nei pressi della chiesa di San Lorenzo, nota nelle fonti già dell’VIII secolo. Nel corso dei secoli il villaggio di Cavellas fu sepolto da oltre 4 m di detriti, che tuttavia hanno protetto i resti romani e li hanno conservati in ottimo stato fino ai giorni nostri.

L’area archeologica si estende per oltre 1000 mq e, ad oggi, è stata solo parzialmente scavata: è possibile passeggiare all’interno dell’antico vicus (lasciare in corsivo), formato da case a pianta rettangolare e quadrangolare, affiancate definendo un insediamento unitario: le abitazioni hanno murature in pietra e pavimenti in terra battuta, malta o lastre lapidee che definiscono gli ambienti, a cui si accede tramite soglie in pietra. Dentro le case sono stati ritrovati dei focolari (addossati alle pareti o centrati negli ambienti) utilizzati per i bisogni quotidiani della piccola comunità, che viveva sfruttando le risorse del territorio.

Durante gli scavi archeologici sono stati recuperati numerosi manufatti, come tegami e pentole in ceramica, pesi da telaio e macine in pietra: questi reperti testimoniano le attività artigianali che si svolgevano nel villaggio (agricoltura, allevamento, pesca e tessitura) e sono oggi visibili nell’area archeologica, esposti in un piccolo Antiquarium con vetrine tematiche.

L’allestimento prevede pannelli bilingue e didascalie per ipovedenti, touch screen interattivo e percorsi didattici per i bambini.

Tegame peduncolato

Il tegame detto “peduncolato” appartiene alla tipologia della ceramica cosiddetta “comune”, ovvero quella che veniva utilizzata quotidianamente per la preparazione e la conservazione dei cibi. Tale tipo di contenitore fu prodotto con continuità dalla fine dell’età repubblicana fino al IV-V secolo d.C.; è connotato da una vasca bassa e larga e da un fondo concavo sostenuto da tre o quattro piedini conici, elementi caratterizzanti da cui deriva il nome del manufatto. Essendo un oggetto d’uso, riservato alla cottura dei cibi, l’impasto ceramico di cui era composto era molto grezzo e con inclusi grossolani, per renderlo maggiormente resistente all’esposizione al fuoco.

I tegami peduncolati sono documentati in molte aree romanizzate, ma in Lombardia sembrano avere una diffusione molto ampia e soltanto nel territorio bergamasco si trovano con continuità in tutti gli ambiti cronologici: oltre agli esemplari rinvenuti negli scavi dell’abitato di Casazza, sono noti rinvenimenti dalla necropoli di Lovere, ma anche da Bergamo, Carrobbio degli Angeli, Curno, Arzago d’Adda, Covo e Levate.

Ad oggi non è ancora stata identificata con precisione la zona di produzione di questa forma, tuttavia l’ampia attestazione e la sua standardizzazione sono indicatori di una concentrazione della produzione in pochi centri che commercializzavano il prodotto su vasta scala.

Peso da telaio

I pesi da telaio sono dei manufatti in terracotta o pietra che venivano impiegati nei telai verticali, strumenti utilizzati, fin dalla preistoria, per intersecare fili longitudinali (l’ordito) e fili trasversali (la trama), creando così un tessuto. I pesi avevano un foro passante, in cui, al fondo della struttura, venivano inseriti gruppi di fili dell’ordito per mantenerli in tensione; a seconda delle dimensioni potevano fornire più o meno resistenza nella stesura del filo.

I pesi rinvenuti a Cavellas sono in terracotta e hanno forma troncopiramidale, un foro circolare nella parte superiore e notevoli dimensioni (altezza 18,5 cm, larghezza alla base 13,5 cm, diametro del foro 2 cm). Ne sono stati ritrovati diversi all’interno di un ambiente, che, verosimilmente, doveva essere destinato alla tessitura, attività domestica riservata alle donne nell’organizzazione della vita nel villaggio.

Su questi oggetti sono anche presenti dei segni, probabilmente impressi prima della cottura, di cui ancora oggi non si conosce il significato: non si esclude che fossero funzionali alla loro posizione in sequenza nel telaio stesso oppure che la siglatura servisse ad identificare diverse partite all’interno dell’impianto che li produsse.

Percorsi didattici

Il Museo Cavellas ha sempre posto particolare attenzione al mondo dei ragazzi e della scuola,  sviluppando negli anni proficue collaborazioni con diversi istituti; per questo sono state ideate alcune proposte didattiche rivolte alle scolaresche, mirate ad approfondire la conoscenza dell’archeologia e dell’antico abitato di Cavellas.

Il punto di partenza è sempre una visita interattiva all’area archeologica, dove sono musealizzati i resti del villaggio romano, condotta con linguaggio e metodo appropriati ai diversi target di età. A questa prima parte è possibile abbinare un’attività pratica, focalizzata su alcuni degli aspetti emersi durante l’osservazione guidata: il lavoro dell’archeologo e il ritrovamento dei reperti, la vita quotidiana, le attività artigianali, le tecniche costruttive, le credenze religiose degli abitanti di Cavellas e, più in generale, nel mondo romano.

In caso di richieste specifiche da parte degli insegnanti possono essere studiati particolari percorsi tematici, lezioni o approfondimenti, da svolgersi a scuola o presso lo spazio didattico dell’area archeologica. Il Museo Cavellas è inoltre aperto alla collaborazione con gli Istituti superiori per progetti e ricerche e per forme di alternanza scuola – lavoro.

Per ulteriori dettagli sui percorsi e i costi scarica la brochure o contatta i servizi educativi del museo: info@museocavellas.it – 3297197870.

Se vuoi conoscere meglio la val Cavallina, oltre all’offerta dedicata all’area archeologica Cavellas, nella brochure troverai informazioni anche sui percorsi che approfondiscono, in maniera divertente e istruttiva, le tematiche affrontate nel vicino museo storico – ambientale, che studia il rapporto tra le risorse naturali del territorio e il loro uso da parte dell’uomo.

Informazioni
per la visita

Orari di apertura

Da marzo a dicembre, sabato ore 15.00 – 18.00, domenica ore 10.00 – 12.30, 15.00 – 18.00, in giorni e orari diversi solo su prenotazione da parte di gruppi. Visite guidate su prenotazione.

Biglietti

  • interi 4 euro
  • ridotti 2 euro
  • gratuito in base a convenzioni

 

Contatti

Via Nazionale 47, Casazza
T. 3297197870
info@museocavellas.it

facebook/instagram: museocavellas

Altre informazioni

Presenza di un ampio parcheggio e parco giochi nelle immediate vicinanze dell’area, parcheggi per disabili nelle vicinanze.

Accessibilità fisica:

  • presenza di ascensori
  • possibilità utilizzo sedie a rotelle
  • possibilità di utilizzo di aiuti per la mobilità manuale
  • bagno per disabili
  • posti a sedere

Ipovedenti:

  • esperienza tattile (su prenotazione)
  • pannelli in braille